venerdì 8 giugno 2007

"sto guarendo"

ieri, durante una serata a casa fritto ft. la patty in pura deriva sex and the city (frase del giorno: ma lui aveva detto che voleva vedermi per parlare!), ale mi diceva che due amici le hanno raccontato che si stanno riprendendo dalla loro depressione sentimentale grazie ai blog che hanno aperto. "sto guarendo", le hanno detto.

è un fatto strano, vero, sicuramente, ma che fa pensare. e per quanto ogni mezzo sia lecito per tentare di rimettersi in piedi (ultimamente vedo solo gente che cade), è significativo che i classici rimedi (uscite con gli amici, ubriacature, chiodo-scaccia-chiodo ecc) non bastino. si sente il bisogno di parole, per mettere nero su bianco il buco che si ha nel petto. ma il nostro mondo non parla: e allora, non parole faccia a faccia, ma parole mediate da una tastiera.

non siamo capaci di affrontare il dolore. è un tabù, non se ne deve parlare e non bisogna inquinare facciate di divertimento con occhi tristi.
sono stati infranti più o meno tutti i tabù, ma quello del dolore resta.

allora si cerca uno sfogo nella tastiera, per parlarne o anche per non parlarne. uno sfogo salutare. virtuale, ma che diventa più reale di molti altri che vanno tenuti dentro.

(detto questo, il mio caso è un po' diverso)

mercoledì 6 giugno 2007

terapie

1. stare impegnata ore. ore ore e ore. davanti a un pc, davanti alle agenzie. cervello occupato ma anche alleggerito. lo stage che ci voleva, con qualche però, ma ci voleva.
2. scrivere. qui. scrivere in una forma che per forza di cose mette dei limiti (di spazio, di pena). a volte c'è un gran bisogno di limiti.
3. musica nelle orecchie. alta. mossa. e di conseguenza
4. camminare come se si scivolasse in una colonna sonora. schiena dritta, testa alta. passo lungo e morbido. sguardo che non ha paura di guardare. anche questo fa, parecchio.
5. la birra che mi verso. gli occhi piccoli.

bentornato, cinismo.

funzioni primarie

ieri ero appoggiata sul fondo di un vagone della metro. ho riempito il lettore mp3 di musica per il quotidiano viaggio casa-stage. c'è dentro di tutto, un miscuglio senza senso apparente ma che risponde a regole ben precise.

quando hai gli auricolari nelle orecchie, in certi momenti un brivido si arrampica su per il collo, alla base dei capelli, ed è un brivido strano - sensuale, quasi - che mi fa sorridere.

a un certo punto parte una canzone che non sentivo da tanto - ok, è pure un po' trash. funzioni primarie dei velvet. e improvvisamente nell'aria umida e satura di odori sotterranei della metro mi è tornato in mente il viaggio verso gallipoli, la macchina del ballero con i finestrini da abbassare tutti contemporaneamente per non morire di caldo, lui e paul davanti e io e diè dietro, la radio che ripeteva in loop sempre le stesse canzoni dell'estate (canzoni che io dal mio piccolo mondo di novità spotornesi non conoscevo affatto).

funzioni primarie mi ricorda questo. mi fa venire in mente diè, soprattutto, l'uomo-sarabanda che aveva il compito di aggiornarmi su tutte le novità trash. certo che una vacanza così mi manca. davvero.

il secondo giorno è stato più duro. è finito con un mal di testa che avevo dimenticato, con gli occhi doloranti. e in casa non c'era nemmeno novalgina. poi una serata di teatro e di risate mi ha rimessa in sesto.

l'amaca di ieri

Per conquistare le prime pagine basta tracciare una scritta gaglioffa sopra il muro della casa dove abitava un uomo inerme, assassinato da una cosca politica. Basta fare fracasso in duecento davanti a un carcere, per festeggiare la medesima cosca. Basta, in poche decine, sfruttare un corteo di migliaia e trasformarlo in un incendio. Basta interrompere un convegno gridando, basta sdraiarsi su una ferrovia, basta incendiare un cumulo di immondizie. Basta essere in pochi, spesso pochissimi, per rubare la scena al resto del mondo, ai silenziosi, agli incerti, ai confusi, agli ugualmente incazzati però gentili d'animo, a chi progetta nell'ombra cose migliori, a chi lavora e tace, a chi lotta ma non è narciso, a chi legge, pensa e discute ma non considera indispensabile urlare il suo comizio all'intero genere umano. A chi si vergogna di essere protagonista a qualunque costo, compresi i costi che si fanno pagare agli altri.

Dalla scena della società di massa stanno sparendo le masse. Fanatici, estremisti, mosche cocchiere, guru dinamitardi, isterici della fede, vanitosi di ogni risma le stanno estromettendo giorno dopo giorno. L'organizzazione della politica, la sua incisività, la sua forza di rappresentanza vacillano. Nei momenti peggiori (che sono tanti) si dispera che qualcuno riesca a riorganizzare gli inermi, a ridare voce ai normali.
(michele serra)