domenica 15 gennaio 2012

la grande sòla

si dice, no? «gli esami non finiscono mai». di solito te lo ricorda un adulto che tenta di indossare un'aria vagamente saggia, mentre tu sudi sangue preparando un appello all'università. o mentre sei alle prese con la maturità. insomma, è un modo per dire «dai retta a me, che di cose della vita ne so: ti aspettano ancora una montagna di sòle». 

ora, il problema è che gli esami non finiranno anche mai. ma la scuola sì. e così quando ci si trova da «grandi» a dover affrontare un qualsiasi tipo di esame (un progetto, un lavoro, quello che volete) la spavalderia dei banchi di scuola non c'è più. non c'è più l'abitudine. non c'è più il ritmo. 

c'è invece un vago senso di straniamento. la vita normale (la vita vera) viene accantonata per un po'. si diventa monotematici. si pensa sempre e solo a quello, dalla mattina alla sera, passando per il tè del pomeriggio. si annullano le uscite. si monopolizza la pazienza di chi c'è accanto. 

e hai voglia a pensare che - appunto - non è la prima né l'ultima prova della tua vita. o che altri prima di te sono sopravvissuti. o che per alcuni ci sono impegni vagamente più importanti (per esempio, mettere al mondo un pupo). 

ma non c'è niente che tenga. devi accettare di essere risucchiato, per un tempo che si spera solo sia ragionevolmente breve (e passi dignitosamente in fretta). perché va bene che «gli esami non finiscono mai», ma almeno tra uno e l'altro vediamo di fare festa. 


martedì 3 gennaio 2012

il primo

solo il primo dell'anno, dopo una notte di festa cinghialosa, possono bastare una birra e una boccia di rosso (in parte pure usata per cucinare la salsiccia) per dissetare 13 persone a cena. strette nella casa-mansarda, attorno a un quintale di pasta alla norma, con gli occhi assonnati e la risata facile. 

e la sensazione che in fondo, se un anno inizia così, non può essere poi tanto male. 

(sperèm)

venerdì 30 dicembre 2011

se non in senso negativo

«ok, ti rendi conto che abbiamo parlato per un'ora e venti minuti di coppia senza citare la parola amore, se non in senso negativo?»

(basta pensare che la discussione era partita dal mio non volere un gatto perché so già che prima o poi morirà)