lunedì 7 ottobre 2013

zanzare d'inverno

a milano è arrivato l'inverno, eppure ci sono ancora le zanzare. il cielo si è messo un completo grigio lattiginoso da una settimana e pare non avere nessuna intenzione di evolvere in altro. allo stesso modo io non faccio il cambio dell'armadio e mi arrangio ad aggiungere abiti leggermente più pesanti al bisogno. come se dovessi fare un rattoppo. 

me ne sto coi piedi gelati a sentire il zzzzz della zanzara fuori stagione nell'orecchio. e milano la sento vuota come era quest'estate. solo che adesso è pure fredda. con la nebbia che preme per arrivare e avvolgere tutto, confondendo i contorni. come se ce ne fosse bisogno. 

nebbia a tarifa, poco più di un anno fa

lunedì 30 settembre 2013

liste

gli ultimi giorni ormai non mi destabilizzano più di tanto. e nemmeno i primi. ne ho vissuti abbastanza per sapere che sono solo 24 ore di passaggio, che poi tutto trova il suo posto. e che spesso quello che viene dopo è persino più bello. 

eppure questo primo giorno fuori dalla redazione, dopo circa sei anni "dentro", suona strano. perché non è una pausa come ce ne sono già state, come quelle di passaggio da un lavoro all'altro. per un po', il mio lavoro sarà questo. essere freelance. essere collaboratore. stare a casa, andare in giro, scrivere. 

una libertà nuova, che mi eccita e mi spaventa. sei anni scanditi dalla vita di un giornale non si dimenticano in un istante. per questo oggi cerco di darmi un ritmo, di organizzarmi. chiudi un pezzo, consegna una rubrica. fai la spesa e il ciambellone. 

per questo sento un bisogno ossessivo compulsivo di fare liste: liste di cose da fare, a brevissimo o lunghissimo termine. le correzioni a un articolo, la stampante che voglio comprare, il concerto di giovedì sera, serie e film da vedere, una mail, questo stesso post, persone da chiamare, viaggi da fare... e poi tanto swing. che assieme alle liste, oggi è la mia malattia. 


lunedì 19 agosto 2013

ecco, magari lasciatemi qua

la meraviglia sta a 30 minuti di camminata su un sentiero di montagna, fatta con la risata facile mentre il sole comincia a scendere. perché al rifugio di pian delle bosse, sperduto da qualche parte nell'entroterra della liguria, si arriva solo scarpinando in salita. sarà perché la meraviglia ce la si deve - letteralmente - sudare. 


quando arriviamo, ci salutano le note di django, la banda tziga addobbata di lucine natalizie che fa i suoni e la luce rosa del tramonto. toglie il fiato, mette gioia. scende il buio, è tempo di polenta e birra di castagne, di torte e "inquilini del piano di sotto". un tavolone di legno, semplicità che è star bene. 

poi i musici attaccano. swing, musiche popolari, titine che non si trovano e oci ciornie. si scaldano loro, ci scaldiamo noi, seduti sul plaid sull'erba, coperte di fortuna e strati di felpe, vicini a tenere il tempo con le punte dei piedi e a buttar giù mirto e grappa. 


e visto che "la gente che balla ci sta sempre bene", quando la sorella propone un charleston per scacciare il freddo sorrido e faccio scivolare le all star sul prato in pendenza, perché leggenda vuole che il charleston si riesca a ballare proprio ovunque (io quest'anno l'ho fatto).

stelle sopra la testa, bosco e amici tutto intorno, note dentro. una creuza de ma che non fa nulla se è improvvisata, perché l'emozione è esattamente quella lì. quella di una serata che ti incanta e rimette a posto tutti i pezzi, anche quelli un po' usciti da dove dovrebbero stare.

poi si scende, torcia in mano e nero fitto. risate e piedi che cercano l'appiglio. buonanotte a tutti, tra cinque ore e mezza un treno mi riporta alla realtà.

venerdì 5 luglio 2013

voglio vivere in amaca

ho deciso dove passerò la gran parte delle mie notti d'estate. sull'amaca montata sul balcone, attaccata in qualche modo alla ringhiera, proprio davanti alla finestra del pacs. 

l'ho capito eri sera mentre scivolavo nel torpore, il libro di paolo giordano il corpo umano appena finito accanto alle ginocchia, il cuscino di colazione da tiffany dietro alla testa, il corpo abbracciato dal guscio di tessuto a fiori, l'odore dolciastro dello zampirone. 


sono diventata amaca-maniaca: non so perché. forse perché mi ricorda lo sciabordio del mare contro lo scafo della barca. forse perché sembra una coccola. forse perché mi fa pensare al terrazzo romano della sorella.

la mia, di amaca, arriva dalla sicilia. è fatta artigianalmente da una mia amica - ed è bellissima. sta benissimo nel balcone lungo e stretto come una pista da bowling, che io e il pacs abbiamo riempito di fiori e vasi in un pomeriggio di pazzia e bricolage da leroy merlin. 

seguire l'evoluzione delle piante dell'ottavo piano è la mania #2 dell'estate. le annaffiamo, le curiamo, le osserviamo come piccoli piero angela, ne discutiamo, andiamo a caccia dei predatori che potrebbero infastidirle. 

ecco perché ieri, quando ho visto la copertina del new yorker, ho pensato: acc, questa sono io.