le storie di amore e quelle di lavoro si assomigliano. che siano precarie o a tempo indeterminato, avventure di una notte o cococo. all'inizio ci si studia. si prendono le misure, ci si mette il vestito più bello. si mostra il lato più interessante. si valutano gli interessi comuni.
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| erwitt elliott |
poi, a volte (non sempre), scatta qualcosa. sono i giorni dell'entusiasmo, quelli in cui agli amici parli solo di quello (del nuovo lavoro, del nuovo amore). quasi fossi la prima persona sulla terra a uscire con qualcuno o ad avere un impiego.
all'inizio nessuno ha idea di come andrà. durerà? finirà? è lui, quello della mia vita? tante domande, zero risposte. ma non importa, avanti così, perché ci siamo solo noi.
pian piano l'eccezionalità diventa normalità. i binari quelli della quotidianità. si fa quel che si deve, si affrontano i problemi (a volte da soli, a volte insieme). si perde il brivido, si tende ad andare a marcia costante.
rassicura. non eccita forse, ma rassicura.
passano i mesi, passano gli anni. qualche brivido («mi rinnovano o no il contratto di un anno?»). poi, di solito, c'è bisogno del salto. dell'upgrade. mi sposo, faccio un figlio, vado a convivere, ho un aumento, ho una promozione, ho un tempo indeterminato.
per alcuni funziona. è un nuovo inizio. un progetto comune. per altri no: i motivi sono mille, ma semplicemente non va.
allora si entra nello stallo. quando sai che è finita, che dovreste solo lasciarvi liberi. che non ha più senso stare insieme. si diventa freddi, svogliati, si inizia a guardarsi intorno. si fa di tutto per essere lasciati.
(chiudere le porte, in tutti i casi, terrorizza)
solo i più coraggiosi troncano di netto, con un addio o una lettera di dimissioni. gli altri aspettano, sapendo che la fine prima o poi arriverà.
ecco, io sono esattamente qui.