domenica 11 marzo 2012

o l'informazione o la vita

«si può avere l’informazione o si può avere una vita, ma non tutte e due le cose» (douglas coupland)

questa frase mi rimbalza nella testa da qualche settimana, da quando l'ho letta grazie a ilpost.it 

ci ripenso e ondeggio tra due interpretazioni. 1) che l'informazione è la vita, e per chi nell'informazione ci lavora è necessario crederci. altrimenti cade tutto, cadono il senso e gli sforzi. 2) che ha ragione coupland, che o si vive o si sta attaccati ai siti, a twitter, ai blog, ai commenti, alla tv, alla tv sul web, alle dirette, ai quotidiani che sono già vecchi alle 10 del mattino, al tg, agli hashtag, ai tumblr, all'ultima polemica. 

il giornalismo è autoreferenziale (non sempre, ma quasi), i giornalisti lo sono ancora di più. e lo dico senza supponenza o sdegno. è così e basta. capita in ogni professione - i notai si accapigliano per cose notarili, i medici si entusiasmano per robe mediche, i meccanici si accendono per motori e pistoni. il fatto è che l'informazione è per sua natura rivolta agli altri. e se diventa una pippa mentale di una nicchia, bè forse si è persa via. 

c'è poi da dire che in questi mesi la mia esistenza si è ridotta a due macrocosmi: lavoro in redazione (informazione) e studio per l'esame da giornalara (informazione). e allora ci vuole poco a convincermi che sì, coupland, hai dannatamente ragione. che la vita è altro. è tutte le cose che sto rimandando a «quando tutto questo sarà finito». ovvero: 

- leggere un romanzo
- ripulire l'ipod e trovare nuova musica
- fare una torta
- fare la spesa
- godermi la primavera
- uscire la sera
- andare a cena fuori
- vedere le mie amiche
- comprare fiori per il balcone
- andare al mare (ma non per stare in casa a studiare)
- andare al cinema
- sentire un concerto
- chiacchierare ore davanti a una birra
- perdere tempo su internet
- fare shopping
- organizzare una gita o un viaggio
- stare sveglia fino a tardi senza sensi di colpa
- conoscere nuove persone

martedì 28 febbraio 2012

piangi e ridi

l'ultima regola dello scorso numero di internazionale recita: piangere di gioia è magnifico, ma piangere dalle risate lo è ancora di più.

a me è capitato di piangere di gioia poche volte nella vita. e credo di ricordarmele tutte.

piangere di felicità è come un orgasmo (e ogni tanto con un orgasmo coincide). ti lascia scosso, senza forza. vuoto e pieno contemporaneamente. felice e spossato. con un buco nello sterno e nella pancia. i singhiozzi che rimbombano. i muscoli indolenziti. come si dice? una dolce morte.

piangere dal ridere è una bomba atomica di endorfine. è un'esplosione che toglie il fiato e allena gli addominali. cura tutti i cattivi pensieri. e la cosa più bella, è che va condiviso. si piange dal ridere insieme agli altri, ed è contagioso, aumentando il rischio di soffocare ridendo.

le lacrime di gioia possono scendere anche se si è da soli. a volte in coppia. raramente davanti a tante persone (a me un diluvio di lacrime, mix di gioia e commozione, è capitato appena tre settimane fa, quando sono piombata bendata nel mezzo di una festa a sorpresa).

e quindi, non lo so se preferisco piangere di gioia o di risate. in entrambi i casi, vale la pena di restare senza respiro almeno per un po'.

(postato dall'iphone rosa)

venerdì 17 febbraio 2012

interregionale

viaggiamo con i finestrini aperti, nonostante sia sera e sia febbraio. nell'interregionale grigio e blu fa un caldo tropicale vagamente malsano.

dal finestrino, oltre il buio e la brutte costruzioni industriali, si intuisce la presenza del mare. in fondo basta sapere che c'è, al di là del vetro.

(postato dall'iphone rosa)

sabato 11 febbraio 2012

lo smalto

- ma quindi cosa farai oggi pomeriggio? 
- non so, leggerò il giornale, manderò qualche mail... poi magari mi metto pure lo smalto. 
- eh, secondo me fai bene. 
- perché, dici che aiuta l'umore? 

mercoledì 1 febbraio 2012